IL TEATRO TEDESCO - Espressione delle radici culturali europee

In questo contesto di ampliamento dei confini culturali e delle opportunità da offrire agli studenti l’Istituto Magistrale e l’I.C.I.T. di Latina ( Istituto di Cultura italo-tedesca) hanno intrapreso la programmazione di una rassegna culturale sulla
“ Storia del teatro tedesco : 1700-1900 “ nei mesi di ottobre-novembre e dicembre.


L’I.C.I.T. - Latina è una associazione culturale , apolitica e senza fini di lucro, nata tredici anni fa dal forte entusiasmo di alcune docenti di lingua tedesca a voler diffondere e far amare questa lingua e la sua cultura sul territorio provinciale. Presieduta dalla Professoressa Isabella Pugliese , l’associazione , che fa parte della Confederazione Nazionale di Studi Germanici , è responsabile a Latina e provincia , della diffusione del tedesco sul territorio e nelle scuole di ogni ordine e grado.
Numerose le iniziative culturali di notevole interesse che ogni anno vede coinvolgere gli studenti in conferenze sul teatro, sulla letteratura , sulla storia, in rassegne cinematografiche e spettacoli teatrali, in concerti ,in seminari di studi filosofici , di aggiornamento e in viaggi di istruzione.

Questa volta la scelta è caduta sulla storia del Teatro tedesco. L’obiettivo fondamentale era avvicinare gli studenti ad un’arte espressiva spesso da loro trascurata e non correttamente valutata. Il teatro rappresenta infatti per molti di loro una forma di comunicazione storicamente datata . Il messaggio etico- morale di un autore non viene più ricercato attraverso il lungo narrare di un dramma , attraverso la riflessione sulle singole parole, sui singoli messaggi ; nella comunicazione moderna tutto deve essere veloce , immediatamente capibile e mutabile. Tutto deve apparire funzionale, destinato a qualcosa di preciso , di concreto. I sentimenti, il dolore, l’amore , il giorno e la notte spesso diventano dati di fatto da capire in modo razionale, quasi scientifico.
Ecco perché abbiamo portato a scuola il teatro. Abbiamo creduto doveroso dare una possibilità ai nostri studenti di poter godere di un attimo di riflessione. Di riflettere su quello che avrebbero visto e sentito, di meditare su nuove prospettive linguistiche , di far parte di un nuovo progetto educativo, quello teatrale, di portare una nuova forma di informazione culturale. Anche per riscoprire che il “ vecchio teatro” non è poi così lontano dal loro mondo , che i contenuti e i temi raccontati nei drammi classici non sono altro che storie moderne, storie di uomini con le loro debolezze, le loro prepotenze , i loro sentimenti .
Che non possono essere datati ma fanno parte del genere umano.


Il programma della Rassegna Culturale si è sviluppato nei seguenti incontri:

• 25/10/2004 Conferenza : “ Dal dramma borghese al teatro romantico”
Relatore: Prof. Francesco Fiorentino

• 13/11/2004 Rappresentazione teatrale: “Maria Stuarda” di F. Schiller
Compagnia di spettacolo “La Fucina dei sogni”–Regia di M. Castè

• 22/11/2004 Conferenza: “ Il Teatro Epico e le Avanguardie”
Relatore : Prof. Francesco Fiorentino

• 11/12/2004 Rappresentazione teatrale: “ L’opera da tre soldi” di B. Brecht
Compagnia di spettacolo “ La Fucina dei sogni” – Regia di M.Castè

Hanno partecipato all’iniziativa le classi quinte 5Al- 5Bl-5Cl-5Ap- 5Bp- 5Cp-5Dp- e le seconde 2Cl-2Fp-2Cs dell’Istituto. Negli ultimi due incontri l’iniziativa è stata invece aperta anche a due classi quinte del Liceo linguistico
“E. Majorana” di Latina in segno di aperta collaborazione intellettuale fra le scuole.


Prima di dare una breve descrizione degli autori e dei loro drammi vediamo come la Germania e i paesi di lingua tedesca hanno giocato un ruolo fondamentale nella ricerca della drammaturgia del ‘700 prima e del ‘900 poi .
Basti pensare a due fenomeni di straordinaria vitalità come la rivoluzione del concetto di teatro borghese del ‘700 ed il teatro epico brechtiano del’900 che ribaltano , seppure in modo differente , la concezione classica aristotelica del teatro.
Sarà Gotthold Ephraim Lessing (1729-1781) che porterà , come autore e come critico, una rivoluzione profonda nel panorama teatrale europeo. L’edificazione di un teatro nazionale tedesco che educasse il pubblico ad un alto umanesimo borghese e , soprattutto , che ne combattesse i pregiudizi ha allargato gli obiettivi e la funzione del teatro e del dramma stesso.
Con le nuove indicazione teatrali contenute nella “ Drammaturgia d’Amburgo” Lessing propone modelli nuovi , a partire dalla recitazione che ora si stacca dall’enfasi barocca e dall’accademismo classicistico e si volge ad un temperato e critico realismo.
Se Lessing diede la spinta iniziale ai grandi del ‘700 come Goethe e Schiller e lo “Sturm und Drang” ( 1770-1780) , corrente letteraria irrazionale e passionale, influenzò la loro prima fase letteraria, la seconda fase letteraria del settecento vide attraverso questi autori un moderazione delle idee rivoluzionare a favore di un riequilibrio con il “ classicismo” a testimonianza della consapevolezza dell’impossibilità di poter operare radicalmente nella situazione storico e sociale tedesca di allora.
Schiller darà infatti il meglio di se stesso proprio nella maturità con la tragedia storica animata come “Maria Stuarda” (1800); il teatro e la scena diviene per Schiller “un’istituzione morale”, andavano presi sul serio perché al di sopra di ogni divertimento essi dovevano soprattutto “insegnare”.
Questo concetto della funzione di insegnamento del teatro , del teatro come strumento didattico lo ritroviamo prepotentemente un secolo dopo con il teatro epico di Brecht.
E’ ancora una volta al teatro, alla sua forma drammatica che Brecht sente di dover dare quel valore artistico ed umano per rappresentare la realtà , una realtà sociale nuova , lontana dai sogni romantici dell’800 e profondamente mutata rispetto agli stereotipi del vecchio Impero. L’arte teatrale del ‘900 aveva ora bisogno di un'altra forma di linguaggio che esprimesse sensibilità e sostanze nuove, che si adeguasse e rappresentasse in modo semplice e diretto le esigenze storiche e morali del tempo.

Friedrich Schiller , poeta e drammaturgo tedesco ( Marbach 1759 – Weimar 1805) dopo aver compiuto studi di diritto e medicina esordì giovanissimo in letteratura con alcune poesie d’amore e con un arditissimo dramma “ I masnadieri ” ( 1781), che esaltò il discorso politico e civile dello “Sturm und Drang”. Gli Sürmer non intesero solo ribellarsi a una tradizione letteraria , ma postulavano una nuova concezione del mondo e una nuova eticità , eliminando tutte le tradizioni del passato. Lo Sturm und Drang contrappose al razionalismo illuminista di quegli anni l’esplosione del più oscuro vitalismo , della forza disordinata e irrazionale dell’istinto , di un illimitato desiderio di libertà. Quest’ultimo aspetto , tuttavia, si ricollega ad uno dei motivi essenziali dell’Illuminismo, la lotta contro il dogmatismo e la tirannide: pertanto si può considerare il movimento più come anticipo dell’età romantica, come l’estrema fase dell’età illuministica, sul comune fondamento dell’emancipazione dell’età borghese.
Vissuto stentamente a Mannheim, Schiller si trasferì nel 1785 a Lipsia . Qui oltre a fondare e lavorare alla rivista “ Rheinische Thalia”, scrive liriche tra le quali “ Alla gioia”, che è il testo dell’ ultimo movimento della IX sinfonia di L.van Beethoven. Nel 1787 andò a vivere a Weimar, dove si dedicò soprattutto alla storiografia , nel 1788 scrive –Storia dell’insurrezione dei Paesi Bassi contro il governo spagnolo- ; nel 1791-92 scrive –Storia della guerra dei trent’anni – opere che gli valsero la chiamata all’università di Jena sulla cattedra di filosofia e storia.
Lo studio della storia e della filosofia, soprattutto con la lettura dei testi di I. Kant, corrisponde esattamente al periodo storico della Rivoluzione francese , e fu proprio la Rivoluzione a trasformare completamente le convinzioni politiche del poeta.
Dopo aver esaltato la libertà dei popoli , la piena consapevolezza della dignità e libertà dell’uomo e la celebrazione degli artisti come guide dell’umanità, Schiller si chiude negli studi storici e filosofici , sottoponendo ad un rigoroso esame anche e soprattutto il concetto di libertà.
La delusione politica e la filosofia di Kant contribuirono a rafforzare nello spirito di Schiller la convinzione che la libertà dominava soltanto nella coscienza individuale , senza potersi affermare nel mondo fenomenico , in cui dominava invece la necessità.Di qui il sentimento di una scissura irreparabile fra l’ideale e la vita, che implicava una dolorosa rinunzia non solo alle speranze di libertà, ma anche ad ogni forma di entusiasmo e di felicità.

MARIA STUARDA
di Friedrich Schiller

La tragedia scritta nel 1801 è senza dubbio il capolavoro del teatro classico di Schiller e racconta gli ultimi tre giorni di prigionia di Maria Stuarda, regina di Scozia, prima della sua esecuzione.
Nel castello di Fotheringay, Maria Stuarda è prigioniera , accusata di aver congiurato con Babington e Barry contro Elisabetta d’Inghilterra.
Essa chiede un incontro con la rivale, mentre Mortimer e il conte di Leicester, di lei innamorati , tramano per liberarla.
Nel colloquio Maria Stuarda rinfaccia ad Elisabetta la macchia della sua nascita. Il complotto di Mortimer e del conte viene nel frattempo rivelato. Mentre Leicester accusa Mortimer, questi si uccide con il nome di Maria sulle labbra . Da qui il popolo rumoreggia per una nuova congiura scoperta ed Elisabetta è costretta a firmare la sentenza di condanna della sua rivale.

L’incontro tra Maria ed Elisabetta è uno dei momenti più struggenti del dramma. Maria chiede la grazia , ma Elisabetta la respinge con orgoglio. E’ la condanna a morte. Con questa sicurezza Maria si trasforma completamente : non brama più la libertà fisica , quella esterna. Vinta e superata se stessa , essa giunge ad una suprema libertà interiore , intuisce solo ora i veri valori umani.
Nella bontà terrena essa non vede più nessun valore. Lentamente si avvicina alla morte. Solo in se stessa ora percepisce la vera libertà.

Quest’opera teatrale di Schiller ci propone lo scontro tra due regine: Maria ed Elisabetta, la prima incarcerata per un omicidio che si presume abbia commesso, ma in realtà perché è cattolica in un’Inghilterra protestante, la seconda al potere, più anziana, che vive il dramma di dover condannare a morte Maria per evitare un pericolo maggiore per il suo paese.

L’opposizione tra diverse regalità ci viene presentato in modo imparziale dall’autore: due personalità entrambe arroganti, Maria votata al complotto, al fanatismo , al risentimento , Elisabetta eterna indecisa, poco lungimirante, dominata da emotività irrefrenabile.

Lo scopo di Schiller non era tanto raccontare il fatto storico, piuttosto la purificazione dell’anima della protagonista.
Schiller non sostituisce alla tragedia politica una tragedia d’amore , esemplifica invece un’altra volta l’inconciliabilità dell’esistenza politica e di quella morale: non è possibile vivere nel mondo della politica e aspirare ad un tempo al vero amore.
La tragedia di Maria è quindi tragedia morale, come quella di Elisabetta è politica.

La costruzione della trama è un’opera d’arte della tecnica teatrale: due mondi contrapposti, quello di Maria e di Elisabetta, che rappresentano due punti di vista umani e scenici profondamente diversi ma che in ogni sequenza si scambiano regolarmente.

Il motivo della libertà è un tema costante nell’opera di Schiller ; egli stesso ha vissuto personalmente la necessità di sentirsi libero rispetto alle convenzioni, alle autorità politiche , in qualità di intellettuale nelle gestione del suo pensiero e della sua creatività.
I suoi eroi e le sue eroine sono ricche di un sentimento profondo della giustizia e di un concreto bisogno di libertà , intellettuale e spirituale più che fisica, quel desiderio di libertà che porta a contrapporsi fortemente alla cieca tirannia e che non può premiare nella vita terrena.

La storia tormentata di Maria, i diciotto anni di carcere che l’hanno profondamente scalfita nel carattere , non sono oggetto diretto del dramma , ma sono presenti nella consapevolezza e nel ricordo di Maria , ne condizionano il pensiero e ne conferiscono verità all’immagine dell’eroina.
E’ coinvolgente il finale dell’opera, fra colpi di scena magistrali e una conclusione ricca di riflessioni ed oscurità. Perciò “Maria Stuarda” viene considerata la più intima fra le tragedie di Schiller , è il poema della sua pietà.


“Maria Stuarda “ di Friedrich Schiller - NOTE di REGIA -
di Maurizio Castè


E’ quasi banale dire che la più nota qualità dei ‘classici’ è quella di nascondere nelle pieghe delle loro vesti paludate infinite interpretazioni che li rendono potenzialmente sempre riattualizzabili e rinnovabili. Altrettanto vero però è che nel ‘classico’ si annida spesso il luogo comune fissato dall’immaginario collettivo e dalla sua storia o fortuna letteraria tanto più quanto questa storia è vetusta e solenne. Perciò rintracciare un contenuto intellettuale non inerte che permetta di uscire dall’immagine da cartolina e vivificare opere avviate alla trasformazione in reperti da museo è impresa non sempre agevole. Spesso si rischia poi nello sforzo di rilettura di gettare via il bambino con l¹acqua sporca, cioè di spingere l¹interpretazione fino alla distruzione dello spirito originalee spesso della lettera- dell’opera. Per questo abbiamo voluto restare fedeli al linguaggio originale dell’opera senza eccessivi ‘ammodernamenti’ che finiscono per riscrivere il testo secondo il gusto arbitrario dell’apprendista stregone di turno.
Piuttosto la nostra scelta è stata quella di far coincidere il linguaggio ottocentesco di Schiller ( che tra l’altro ben rappresenta il linguaggio artificioso dei potenti ) con uno stile di recitazione e una gestualità non convenzionali e con dei ritmi nettamente attuali ; la tensione che in questo modo si genera realizza così, meglio di quanto fosse possibile ai tempi dell’autore, davvero un clima epico e tragico : quel clima da tragedia greca che Schiller si era sforzato di raggiungere, ma che poteva realizzarsi solo entro i canoni e limiti della sua epoca.

Per quanto riguarda la nostra chiave di lettura secondo quei connotati che a nostro avviso possono parlare ancora a noi contemporanei, la nostra visione dell’opera è quella che segue. i
’Maria Stuarda’ è per me il dramma del Potere, ed innanzi tutto della sua più penosa incarnazione, cioè il potere politico. Forza oscura e corruttrice che offusca l’umanità di chi ne è vittima consapevole o inconsapevole e la trascina nella degradazione morale, il Potere maschera la propria luttuosità e delittuosità di frivolezza e di vanità, di sfarzi auto celebrativi che vorrebbero nascondere e giustificare con le stigmate di una supposta “grandezza storica” o peggio ancora “necessità storica”, il suo aspetto criminale e sanguinario. La “cupio dissolvi “ del Potere è ancora più feroce perché legata ad un carattere di contingenza : le decisioni sulla vita e la morte degli esseri umani mutano con il mutare degli umori politici ed esemplari sono le oscillazioni di Elisabetta che continuamente cambia le sue decisioni circa la sorte di Maria sulla spinta degli avvenimenti e delle grida di piazza.
Tutti i personaggi si definiscono in base al loro rapporto con il Potere : il conflitto di scolastica memoria tra ragione di stato e moralità trova in questo senso la sua intima giustificazione, ma va depurato dalle sue scorie idealistiche .Maria non è l’eroina bella e pura che realizza nell’accettazione del suo destino di vittima la redenzione dal suo delitto, o perlomeno non è solo quello, ma trova innanzi tutto il suo orizzonte esoterico (che nel suo caso è catarsi insieme morale e religiosa) nella rinuncia alla lotta politica le sue ‘pretese’ al trono e al titolo di erede legittima. Maria muore ma nel suo sottrarsi alla lotta e alla diplomazia politica (nella scena dell’incontro con Elisabetta dove si evidenzia l’incompatibilità della politica con la verità e nella quale Maria dice tutto quello che pensa senza preoccuparsi più delle conseguenze) riconquista la sua dignità umana e la sua grandezza.
Elisabetta, che è protagonista del dramma al pari di Maria, segue invece il persorso inverso dopo essersi dibattuta tra le pressioni di Burleigh e del nobile Shrewsbury (due evidenti proiezioni della sua stessa coscienza) ; Elisabetta sceglie il Potere e lo paga, come Leicester che è il personaggio più politico e quindi più ambiguo e disprezzabile, con la solitudine dei dittatori, con la desolazione umana che sempre accompagna l¹insano connubio col Potere.
Il giovane Davison pagherà a caro prezzo la sua attrazione verso la vita di corte; lo stesso accade all’idealista Mortimer, paladino della Stuarda, apparentemente cavaliere senza macchia e senza paura, ma che alla prospettiva della riuscita della sua impresa e del suo futuro successo, mostra già quel lato violento e senza scrupoli che ha caratterizzato i suoi predecessori.
L’onesto funzionario Paulet e il vecchio politico Shrewsbury sono gli unici personaggi a salvarsi da una morte morale, ma ci riescono solo rinunciando all’idea di un uso buono del Potere ed entrambi nella loro ostinazione di conciliare Politica e Morale appaiono a tratti ingenui e patetici.
Il solo personaggio che appaia dall’inizio alla fine incorruttibile, coerente e vera nella sua umanità è la nutrice di Maria, Anna Kennedy , da noi quasi assunta al ruolo di narratrice. Anna rappresenta il mondo degli umili, della folla silenziosa, quel mondo che da sempre è fuori dai giochi di Palazzo anche quando dei potenti sono l¹unico sostegno. Anna è pura e giusta perché dalla tentazione del Potere non è mai sfiorata e perché sa che i busti marmorei celebrativi sono un Giano bifronte che mostra dall’altro lato le teste mozzate infisse sul ponte di Londra, e che tutti i troni sono in realtà edificati sul sangue e sui patiboli.

Maria Stuarda di Friedrich Schiller regia Maurizio Castè
PERSONAGGI
Maria Stuarda Claudia Pastorelli
Elisabetta Simona Sanzò

Leicester Maurizio Castè

Shrewsbury Odoardo Trasmondi

Burleigh Antonio Oppedisano

Anna Kennedy Laura Barzetti

Mortimer Daniele Zappalà

Paulet Marcello Pascucci

Davison Cristian Flammini


BERTOLT BRECHT (Augusta 1898- Berlino 1956) scrittore, poeta, drammaturgo e regista teatrale tedesco. Per l’originalità dell’approccio con cui affrontò temi di carattere prevalentemente sociale , è considerato uno degli autori più innovativi della drammaturgia contemporanea. Studiò presso le università di Monaco e di Berlino , e nel 1924 entrò come drammaturgo nel Deutsches Theater , allora diretto da Max Reinhardt. I suoi primi drammi mostrano l’influenza dell’Espressionismo, il più importante movimento artistico nella Germania dell’epoca. Nel 1928 scrisse L’Opera da tre soldi , su musiche di Kurt Weill, considerato il suo capolavoro teatrale.
L’opera , rifacimento geniale dell’ “Opera del mendicante” (1728) dell’inglese John gay , è una caustica satira che , grazie al risalto dato agli aspetti grotteschi , si trasforma in un duro atto d’accusa contro il capitalismo.

La critica della società capitalistica , alla quale si contrappone l’idea di una rivoluzione in senso marxista dei rapporti sociali, è particolarmente evidente in un’opera come Ascesa e caduta della città di Mahagonny (1928-29) , il più importante tra i cosiddetti “ drammi didattici” nei quali rientrano anche La linea di condotta, L’eccezione e la regola, e Santa Giovanna dei macelli , tutti composti tra il 1928 e1930. Fu durante questo primo periodo della sua carriera che Brecht teorizzò una tecnica drammatica, mutata in parte dal teatro di Erwin Piscator, conosciuta come Teatro Epico.
Ai metodi del dramma realistico e al vincolo delle unità di tempo, luogo e azione di derivazione aristotelica, Brecht oppose una forma narrativa libera da regole, volta a produrre nello spettatore una reazione definita “Effetto di Straniamento”-Verfremdungseffekt.
Grazie allo straniamento ottenuto attraverso il dilatarsi dei tempi scenici, il contemporaneo snodarsi di situazioni differenti che cambiano in continuo, l’uso di “ a solo” e maschere , Brecht si propose di impedire allo spettatore l’identificazione con i personaggi sulla scena, o l’attesa per la soluzione dell’intreccio. Ne deriva un allentamento del coinvolgimento emotivo e una maggiore e più distaccata attenzione al momento nel quale una specifica realtà viene descritta sulla scena: tutti elementi che inducono ad una oggettiva riflessione sulle disuguaglianze sociali e alla consapevolezza della necessità del cambiamento.

A causa della sua opposizione al regime nazista , Brecht fu costretto a lasciare la Germania nel 1933 e si rifugiò prima in Svezia, quindi in Finlandia, in Unione Sovietica e infine nel 1941 in California. L’esilio fu molto duro anche se in quegli anni scrisse le sue opere più note come Vita di Galilei (di cui si hanno due diverse stesure scritte tra il 1938 ed il 1955 , prima e dopo l’evento della bomba di Hiroshima), Madre Coraggio e i suoi figli (1939) , L’anima buona di Sezuan(1938-40) e Il cerchio di gesso del Caucaso ( 1944-45).

Brecht si considerava un uomo di teatro pratico, che si era liberato sia dal teatro di introspezione psicologica sia dall’Espressionismo, per aprire, partendo da una descrizione fattiva della realtà, al rinnovamento. Il suo linguaggio teatrale e poetico era una mescolanza di lingua classica e popolare , con versi irregolari e senza rima, era studiato per scuotere il pubblico dalla passiva accettazione dello stato di fatto e suscitare la critica dell’avvenimento messo in scena.

Nel 1948 tornò in Germania, prese residenza a Berlino-est e, con la moglie Helene Weigel, fondò una propria compagnia teatrale , il Berliner Ensamble. Fu un personaggio controverso nella Europa orientale, perché il suo pessimismo morale entrava in conflitto con il realismo socialista di marca sovietica. Brecht scrisse anche moltissime liriche: esse, assieme ai drammi, lo collocano nel novero dei più grandi autori tedeschi.

BRECHT e il TEATRO EPICO

Per giungere ad una visione più ampia della personalità artistica di Brecht occorre soffermarci sull’intera attività brechtiana: sulle sue riflessioni sul teatro, sulla letteratura e sull’arte , sulla politica e sulla società per scoprire quanto in esse siano contenute una grande sensibilità critica e una vivace attenzione dell’autore nei confronti della vita che lo circonda, dell’uomo e del mondo .

La lezione che Brecht ha cercato di tramandare , attraverso le sue opere , agli uomini è l’importanza dell’impegno etico e morale dell’uomo nella vita, la volontà di capire ciò che accade e , soprattutto , la volontà di far capire, di trarre dall’opera d’arte ogni insegnamento che vi è in essa racchiuso.
E’ importante vedere nel rinnovamento brechtiano del teatro il nuovo ruolo del teatro in una società in continua trasformazione come era la società nella prima metà del ‘900.

Brecht crea con le sue teorie un teatro nuovo, il rivoluzionario “ teatro antiaristotelico” , cancellando definitivamente il teatro emozionale dell’impressionismo ed il teatro non meno soggettivo dell’espressionismo tanto in voga in quegli anni.
Il TEATRO EPICO , così Brecht definisce il suo teatro, introduce una nuova epoca di creazione drammatica; esso si pone come ricerca teorica e pratica per rendere possibile un dramma moderno, adeguato all’ era scientifica.

Brecht si propone di conoscere da scienziato la realtà, osservandola e sperimentandola, e di comunicare le sue acquisizioni scientifiche agli spettatori affinché fossero in grado di “capire” attraverso un’ottica semplice e reale.
Questo punto di vista segnò la rottura con la “ immedesimazione” ( l’empatia) nelle cose rappresentate e nei personaggi che le rappresentano , come esse venivano infatti vissute secondo la tradizione del teatro aristotelico; Brecht riteneva l’immedesimazione l’elemento colpevole di produrre nello spettatore uno stato di trance, un’ipnosi collettiva che allontanava e falsava la realtà.

Egli riteneva necessario contrapporre all’estetica tradizionale nuovi criteri valutativi; non era sufficiente che l’emozione producesse un “ moto sentimentale” all’interno dei canoni “ bello e brutto” ; per diventare un’emozione valida, produttiva essa doveva essere “ giusta” e “ socialmente valutabile” e utile.
La lotta contro l’empatia e le false emozioni che uno spettacolo teatrale produce nello spettatore , nasce in Brecht come un impegno sociale, la volontà di conoscere la realtà per poterla analizzare e cambiare.
Se il teatro borghese aveva fino ad ora creato solo un pubblico vago, scontento e passivo, occorreva adesso , che anche la storia e la scienza aveva mostrato in quegli anni altri orizzonti, creare dei rapporti umani nuovi , un pubblico attivo.

In quest’ottica l’arte doveva mutare finalità: doveva essere in grado di descrivere la realtà e che tale realtà avesse un’ orientamento sociale.
Il nuovo compito del teatro , dunque , era di influire sulla coscienza del pubblico e di svilupparne il senso critico ; al teatro non si chiedeva più solo di meravigliare e di divertire , ma occorreva far pensare , occorreva che la gente si impegnasse concretamente nella società.
Questo nuovo rapporto pubblico-teatro poteva attuarsi solamente , secondo Brecht , con il TEATRO EPICO.

Al posto della catarsi e dell’empatia Brecht risponde con lo “ straniamento” , ovvero quel processo di porre l’oggetto o la scena che si sta osservando, ad una certa
“ distanza” , di guardarla con occhi nuovi e di “ riscoprirla ”e “ capirla ”.
Il teatro epico era certamente il teatro della provocazione, una forma teatrale in totale trasformazione, che Brecht maturò da una visione del mondo attraverso l’ottica del marxismo , in cui tutti gli elementi che lo costituiscono richiedono ora nuovi obiettivi e nuovi compiti:
• Il pubblico
• Gli attori
• La forma e il contenuto dell’opera
• L’allestimento scenico
• La musica

Una trasformazione del teatro, formale ed ideologico , che implicava quindi una trasformazione del pubblico, un nuovo modo di partecipare e di prendere coscienza in una nuova realtà tecnologica.

Il pubblico di un era scientifica deve , secondo Brecht, venire in teatro come osservatore e critico dell’azione che si rappresenta sul palcoscenico, rimanendo al di fuori di essa ; deve percepire i processi e i mutamenti dell’uomo nuovo e crearsi, in seguito ad una situazione di conflitto e di lotta interiore, una propria coscienza.
Quindi , l’essenza del nuovo teatro è il tentativo di strappare il vecchio pubblico all’alienazione , di restituirgli la coscienza del suo potere attivo, il suo potenziale creativo, di provocarlo perché capisca che è possibile cambiare individualmente e socialmente.
Brecht fa dello spettatore , nel teatro epico, un osservatore attento che viene posto di fronte a degli argomenti , a dei temi , i quali devono essere studiati con consapevolezza affinché il pubblico si renda conto che l’uomo è oggetto d’indagine, è mutabile e modificatore.
Nella nuova forma teatrale Brecht oppone al “ sentimento” , inteso come falsi sentimentalismi ed emozioni, la Ragione e tenta di concepire il teatro non solo come mezzo di puro “godimento”, qual’era il teatro inteso tradizionalmente, ma vede in esso anche un mezzo di Istruzione : due momenti da non contrapporre ma da porre in una reciprocità dialettica poiché l’uno si realizza compiutamente nell’altro.

Nelle scene della rappresentazione epica ,infatti, deve essere ben visibile come si comportano gli uomini e a quali leggi sociali sottostanno.
Gli spettatori devono giungere alla consapevolezza della loro situazione sociale e arrivare ad una presa di coscienza sociale che faccia sì che il loro atteggiamento sia di collaborazione e di intervento attivo nella vita della società.
In qualche modo devono storicizzare i gesti e gli avvenimenti rappresentati.
Erronea è comunque pensare che il teatro epico separi da una parte l’emozione e dall’altra la riflessione razionale ; al pubblico si chiede , invece, un contegno critico ma eminentemente emozionale.

Lo scopo era , per così dire, un sentimento controllato ovvero una critica basata sul sentimento.

La creazione di questo nuovo genere di teatro pone pertanto dei mutamenti concreti anche nella sua applicazione pratica.
La separazione degli elementi teatrali era necessaria per conferire maggiore autonomia al gesto dell’attore , alla musica, alla parola.

L’azione principale viene spezzata da espedienti narrativi e chiarificatori come film, proiezioni fisse,cartelloni, didascalie , rumori molesti e stridenti, discorsi rivolti direttamente al pubblico , recitati da una terza voce quasi fosse la coscienza a parlare, volti quindi a sottolineare le parole di chi recita.

Ma è la musica l’elemento innovatore ; essa diventa una sorta di punteggiatura , un sottolineamento della parola , essa non collabora più ad un’evasione fantastica della realtà ma anch’essa mostra l’atteggiamento dell’uomo di fronte all’accadere dei fatti della vita.
Le parti musicali erano ben distinte dalle altre e venivano sottolineate con un cambiamento di luci per le parti cantate, con una illuminazione diretta sull’orchestrina per le parti musicali , mentre sullo schermo , posto sulla parete di fondo, apparivano i titoli dei numeri.
La nuova opera epica pone dunque la musica come interruzione, riflessione e stimolo al pensare.
Alla musica impegnata e mistica, Brecht preferiva quella dei cabaret e proprio il jazz , con le sue origini popolari, apparve come l’espressione artistica più sana e vigorosa.

Proseguendo nell’analisi del teatro brechtiano incontriamo ancora qualche accorgimento con il quale Brecht cercò di ottenere un distacco critico da parte del pubblico.
Il primo aspetto insolito che lo spettatore nota entrando in teatro è il sipario a metà altezza e che non nasconde realmente il palcoscenico.
Era una precisa volontà di Brecht: gli spettatori in sala dovevano capire ed accorgersi dei preparativi che molte persone indaffarate stavano compiendo per loro. La sorpresa finale non sarebbe ugualmente mancata, ma il nuovo scenario non sarebbe più comparso come per magia.
Anche la scenografia è povera : invece di arredare riccamente una scena si preferiscono suppellettili di poco prezzo, una sedia , un tavolo : semplici indicazioni , suggerimenti, e tuttavia parti integranti della rappresentazione.
Essi devono rappresentare solamente il personaggio nella sua classe sociale.

Strategie e provocazioni , dunque, per indurre la gente a pensare , la tecnica del distacco in favore di quelle che per Brecht sono le più piacevoli ed importanti occupazioni umane, e cioè l’ apprendimento, il lavoro di gruppo e la critica costruttiva.
Nel teatro brechtiano si deve essere in grado di creare una unità fra platea e palcoscenico , ma non un’unità che nasce magicamente dentro il teatro , bensì un’unità di interessi culturali e sociali, un desiderio di conoscenza che deve esistere già prima dello spettacolo e che in teatro viene soddisfatto.

L'OPERA DA TRE SOLDI

di BERTOLT BRECHT (1928)

L’idea dell’Opera da tre soldi fu suggerita a Brecht da Elisabeth Hauptmann che richiamò la sua attenzione su un revival settecentesco dell’Opera del mendicante di John gay , uno scrittore inglese del periodo augusteo . Quest’opera è un “ corale dei miseri fra i miseri”, in cui il tono risulta cinico e amaro, ma a volte triste e commovente. Fra i vari temi che si intrecciano quello principale viene enunciato da Machie Messer e consiste in questa massima:”……….prima viene lo stomaco poi viene la morale.”
Poche opere di quest’epoca rispecchiano con tanta chiarezza certi aspetti degli anni ’20. La sua acida ironia e la parodia si adeguano perfettamente alle esigenze antisentimentaliste del periodo. Brecht aveva sostituito al tradizionale libretto operistico , un testo facilmente accessibile, altamente poetico e ciò nonostante realistico e di ambientazione contemporanea. Fu senza dubbio il primo testo teatrale che porta in se tutte le innovazioni del teatro epico. Considerando questi miserabili vittime del progresso , dell’arte della guerra e dello sviluppo industriale di quegli anni , Brecht introduce prepotentemente il tema sociale nelle sue opere, operando una critica feroce a tutto il sistema politico, alla sua moralità e legittimità.

• Peachum è il capo di un negozio che fornisce travestimenti per mendicanti e ladri, un eccezionale uomo d’affari che specula sulla pietà e sulla miseria umana .E’ un imprenditore senza scrupoli e anche i valori ai quali si appella
( matrimonio, famiglia,fiducia) si smascherano come dispositivi di sicurezza
ideologici, ai quali però nessuno seriamente crede.
• Polly , sua figlia, un mezzo per adescare clienti e quindi una sicurezza economica.
• Mackie , anch’egli imprenditore della sua banda di ganster , è il capo di una marmaglia che parla di amicizia ma non agisce in nome di essa ; le sue azioni sono principalmente basate sulla minaccia e sulla violenza , i suoi legami si esauriscono quando i soldi vengono a mancare. Egli aspira ad essere un borghese per l’erronea interpretazione che “un borghese non può essere un bandito”. In fondo rappresenta l’uomo come mezzo di produzione mostrando il principio del “ lavoro remunerato”.
• La polizia , in parte amica di Mackie , mette in evidenza con i loro rapporti ambigui con i delinquenti tutte le contraddizioni dell’ordine borghese . Per il borghese tutto è rapportato a merce ma egli stesso rischia di diventare merce .
Brown , capo della polizia , è una figura moderna; egli ha forte in se l’ambivalenza dell’uomo-privato e l’uomo-funzionario. Con la sua persona egli rappresenta l’istituzione che , perdendo il suo volto , diventa servitore del suo ordine.

Nell’ Opera da tre soldi Brecht raggiunge il massimo dell’espressione musicale con le sue più belle ballate. Nel prologo il cantastorie intona la Ballata di Mackie Messer, mentre nel primo atto il Corale mattutino di Peachum è una cruda considerazione delle umane miserie. Durante il banchetto nuziale Polly a sua volta canta Jenny dei pirati, la ballata d’una umilissima serva nella taverna più lurida di Londra che, sempre derisa dagli avventori , coltiva il sogno straordinario di una vendetta esemplare. Dell’incertezza degli umani rapporti getta invece uno sguardo misantropo sulla desolazione , del mondo che nega qualsiasi aspirazione alla felicità: “ su questa terra l’uomo ha ben diritto di vivere felice…ma ahimè…il mondo è misero e feroce…e all’atto pratico tutto va male”.
Nel secondo atto , costretto a fuggire, Mackie si accomiata da Polly che lo saluta con un mesto Canto d’addio per diventare più aggressiva nel Duetto della gelosia quando incontra , in visita dell’amato, Lucy la figlia di Brown, anche lei segretamente sposata con Messer.
Ma aBrown , nel terzo atto, intervenuto per arrestare Peachum e impedire con la forza pubblica il corteo sabotatore, si replica con la Canzone dell’inadeguatezza degli sforzi umani : imprigionare questi miserabili comunque non varrebbe a eliminare la vera miseria sulla terra. Ormai nella cella della morte anche Mackie canta il suo testamento spirituale con la Ballata nella quale Macheth chiede perdono a tutti, che ricalca la Ballata degli impiccati di Francois Villon, poeta francese del XV secolo.

Ma proprio in extremis , la marcia del supplizio si trasforma in lieto fine: un messo a cavallo reca la grazia della regina .
Almeno in teatro – afferma Peachum- la pietà trionfi sulla giustizia degli uomini. Però nessuno si illuda- ammonisce – perché “ la realtà è assai diversa e i messi a cavallo giungono assai di rado , se i calpestati osano recalcitrare”.
Un coro finale esorta a non accanirsi sul peccato.

L’OPERA DA TRE SOLDI di Bertolt Brecht regia di Maurizio Castè

PERSONAGGI
Macheath (Mackie Messer) Maurizio Castè

Geremia Peachum Antonio Oppedisano

Celia Peachum Beatrice Burgo

Polly Peachum Annachiara Repetto

Brown Enzo De Marco

Lucy Simona Sanzò

Jenny delle Spelonche Laura Barzetti

Filch / una prostituta Alessandra Narcisi

Smith / Salicepiangente Odoardo Trasmondi

Giacobbe / una prostituta Giusy Albanese

Mattia Daniele Zappalà

COMPAGNIA DI SPETTACOLO

“La Fucina dei sogni”

La storia

Nasce come per magìa l’incontro dei protagonisti di questa compagnia teatrale.
Tra percorsi diversi e vissuti personali , tanta volontà e la testardaggine di non accontentarsi essi si ritrovano improvvisamente a desiderare lo stesso sogno. Quattro persone che amano la cultura , l’arte ed hanno la stessa grande indistruttibile passione: il teatro. E tra i loro sogni, c’è quello di altre persone che abbiano voglia di sognare con loro.Ora immaginate che un giorno sognino un sogno più grande degli altri : una grande fucina dove si forgiano i sogni.

Il progetto

Come scrive M. Castè nella loro presentazione , il teatro di oggi sembra vivere una profonda ed insanabile dicotomia. Da una parte il teatro figlio della sperimentazione e della ricerca fertile di idee, di spunti originale ma sul filo dell’incomunicabilità. Dall’altra il teatro istituzionale e tradizionale che sembra aver rinunciato ad ogni tipo di trasformazione profonda , occupato in prevalenza a rassicurare il “ suo “ pubblico.
Qual è , dunque, il progetto che muove la compagnia ? quale è il loro sogno? E’ quello di cercare di costruire un ponte tra questi due universi tanto diversi da loro, avviare una sperimentazione che proceda per piccoli passi, che unisca la ricerca sui linguaggi e sui mezzi espressivi alla fruibilità , comprensibilità e organicità dell’opera e non la sgretoli in una frammentaria rassegna di potenzialità espressive. Un teatro che senza rinunciare ad una progettualità squisitamente artistica voglia mantenere il contatto con il suo naturale interlocutore; impegnato sul piano della ricerca ma per un pubblico senza aggettivazioni.Questa dunque è la loro piccola utopia e in essa hanno investito le loro energie , verificando e puntualizzando di volta in volta i passi compiuti sul loro banco di prova: l’allestimento.E’ infatti negli allestimenti che essi pongono il punto d’incontro di sperimentazione e fruibilità , è su questi che chiedono di essere qualificati e giudicati.

La produzione

L’esordio della compagnia avviene nel novembre 1999 con “Colto in flagrante” di Derek Benfield dove è stato trasportato in teatro il linguaggio dei fumetti, non solo come apparato esteriore ma anche nella tecnica di recitazione, agendo sullo stesso codice interpretativo. Il linguaggio della maschera e la sua tradizione , come puntualizzano i suoi interpreti, è stato il punto di partenza dell’addestramento che ha portato gli attori a recitare “fuori” della loro vocalità e fisicità naturali.
L’anno 2000 continua con grandi pezzi come “ Le città invisibili “ di Italo Calvino e “La voce del deserto” liberamente ispirato a Kahlil Gibran , uno spettacolo sul dialogo tra culture e confessioni religiose diverse , in cui la danza e la musica dal vivo si intrecciano con i testi densi e suggestivi dell’autore.
Ancora musiche dal vivo nel febbraio 2001 con “Il punto di partenza” , omaggio a Sam Shepard e Wim Wenders , adattamento di Enzo De Marco ; e poi ad ottobre 2001 è la volta della ripresa e trasformazione de “ Le città invisibili” in un progetto più vasto : “Il seme di Babele” , progetto che visto il sostegno della Provincia di Roma e dell’Assessorato alla Cultura e alle Politiche Giovanili e ha suscita grande interesse presso gli organi di informazione.
Un anno dopo eccola presente sulla scena con “ La lunga notte di Vassìli Vassìlievic” di autori vari, dove viene affrontato il difficile e troppo spesso dimenticato tema della vecchiaia. Grande il successo di questa messa in opera tanto da indurre il Comune di Roma e il Municipio XVIII a sostenere il successivo lavoro : un progetto in due spettacoli , da un’idea del regista sudamericano Josè Luis Sanchez-Martin , “Bakhonim e Fabula” dove sono indagate le culture del nord-est Europa, le loro musiche, le favole, i miti, i racconti , messe in scena e recitate secondo una tecnica propria dei cantastorie dell’est.
Nell’ottobre 2003 , sempre con il patrocinio della Provincia di Roma e dell’Assessorato alle Politiche Culturali “ Dall’altra parte del cielo” – i bambini e la guerra . Nel dicembre 2003 , la realizzazione dello spettacolo “Esercizi di stile” dal libro omonimo di Raymond Queneau.
Il 2004 si apre all’insegna dello spirito di sperimentazione e ricerca con il lavoro “I primi che si amano sono i poeti”, una drammaturgia in bilico tra lettura, drammatizzazione e mise-en-espace , su testi di Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini.

Maurizio Castè , direttore artistico e regista della Associazione culturale “La fucina dei sogni”, nasce a Roma il 17.10.1961 , dove attualmente vive e lavora. Si laurea in Filosofia con tesi sul rapporto musica e linguaggio.
Diplomatosi presso l’MTM- Teatro Studio , lavora sin dal 1987 come attore e musicista , collaborando con diverse compagnie teatrali professionistiche e affiancando ben presto quello di regista. In particolare indirizza i suoi studi e la sua attività artistica ad una fusione delle arti espressive.
Studia e lavora con artisti come Lydia Biondi , Carlo Merlo, Alvaro Piccardi Claudio Pugliesi Pino Caruso, Walter Maestosi , rappresentando autori classici come Eschilo, Plauto , Menandro … , del panorama letterario italiano, Goldoni, Macchiavelli, Pirandello, Calvino, Pasolini…, e di quello straniero, Shakespeare, Molière, Checov, Brecht Cervantes, Bulgakov … e tanti altri.
Ha esperienze di cinema e di televisione , conduce seminari e corsi di teatro ( in particolare di Commedia dell’Arte e Tecniche di Maschera) in scuole e teatri di Roma e provincia e ha insegnato al Teatro dell’Orologio , allo I.A.L.S. e all’Accademmia Nazionale d’Arte di Bucarest. Nel 2004 ha vinto il premio come miglior adattamento drammaturgico nella Rassegna Nazionale organizzata dal Provveditorato di Roma.

CONCLUSIONI


Al termine di questa lunga panoramica ancora alcune riflessioni.
L’esperienza di introdurre e presentare nella scuola il poliedrico mondo del teatro è stato , secondo noi , un formidabile strumento per la crescita e l’educazione dei giovani poiché ha costituito occasione di socializzazione , di ampliamento delle proprie conoscenze , ha favorito diversi aspetti emotivi , relazionali e comunicativi fondamentali per lo sviluppo delle loro capacità.
Un progetto che non è stato concepito solo come svago ma che ha cercato ,quindi, una sua ricaduta sul processo formativo. In questo senso crediamo che le rassegne teatrali nelle scuole, di fatto ,sono eventi culturali e progetti al servizio dell’educazione , della formazione dell’allievo-spettatore , della ricerca pedagogico –didattica .
L’iniziativa ha voluto costituire un’occasione di studio , di riflessione e di confronto sul teatro rappresentato a scuola, che abbia come veri protagonisti gli studenti, coinvolti in un confronto diretto con il mondo dell’arte e dei suoi aspetti.
Pensiamo sia importante far entrare il mondo del teatro nella scuola anche per stimolare in loro la creazione di un “teatro della scuola” in cui , l’obiettivo non è certamente di creare futuri attori, ma di educare i ragazzi alle diverse libertà d’espressione , a superare incertezze e paure , ad avere fiducia in loro stessi , a stimolare lo spirito critico e maturare un senso di collaborazione.
E’ in quest’ottica che può essere possibile accostare all’attività teatrale l’uso della lingua straniera. Una recitazione in lingua diversa dalla propria come veicolo di apprendimento e di sviluppo delle capacità creative dei singoli allievi ; come superamento dei blocchi emotivi creati nel parlare in L2 , come acquisizione di autonomia linguistica e presa di coscienza delle proprie potenzialità.
L’obiettivo principale di questa sperimentazione è pertanto finalizzato ad una più ampia educazione linguistica.

L‘I.C.I.T.-Latina ringrazia la generosa ospitalità dell’Istituto Magistrale “A.Manzoni” , la Presidenza e la Vice-Presidenza, il personale ausiliario, le classi e gli insegnanti che hanno partecipato con interesse e coinvolgimento, e tutti coloro che hanno permesso la realizzazione dell’iniziativa.

A Cura della Prof.ssa Laura Cogrossi
(docente di Tedesco e membro dell’ICIT di Latina)


BREVE BIBLIOGRAFIA

• Italo Chiusano: Storia del teatro tedesco moderno – ed. Piccola Bibl.Einaudi

• Ladislao Mittner: Storia della letteratura tedesca – Dal pietismo al romantici-
Mo 1700-1820 – ed.Piccola Bibl. Einaudi

• B.Brecht: Teatro vol.1 – ed. Einaudi

• AA.VV. : Brecht oggi - Milano 1977

• Paolo Chiarini : La scrittura scenica brechtiana : stile e metodo- Biblioteca tea
Trale, n° 1 , 1971

• Paolo Chiarini : Brecht, Lukàcs e il realismo – Bari 1983

• Ewen F. : Bertolt Brecht. La vita, l’opera ,i tempi – Milano 1970

• Völker K. : Vita di Bertolt Brecht – Torino 1979

• Calzetti M.T. : Sulla via verso una cittadinanza europea – Per Voi sett.dic.
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